"Licinio, dalla grazia del tuo spirito,/ così stranito da scordarmi di cenare,/ da non riuscire nemmeno a chiudere occhio:/ vinto dall'emozione mi son rivoltato/ dentro il letto smaniando che facesse giorno/ per poterti parlare, per stare con te./ Ma ora che morto di stanchezza, il mio corpo/ senza più forze sul letto ha trovato pace,/ ho scritto per te, amico mio, questi versi,/ perché tu potessi capire la mia pena./ Non essere sprezzante, non respingere/ di grazia, occhi miei, le mie preghiere:/ provocheresti il castigo di Nemesi./ È una dea terribile, non offenderla."

Gaio Valerio Catullo

Poeta • Italia • I secolo a. C.

  • spirito
  • corpo
  • pace

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